Sociometrica
Tutti i report di ricerca

2025 · Turismo

La ricchezza dei comuni turistici 2025

I 1.000 comuni che creano il 91% del valore aggiunto del turismo nazionale: Roma domina, ma emergono sorprese tra città medie, mete lacustri e Sud. Dati Istat aggiornati al 2024.

Leggi il report completo (PDF)

Cita questa ricerca

Sociometrica (2025). La ricchezza dei comuni turistici 2025. https://www.sociometrica.it/research/ricchezza-comuni-turistici-2025

Testo del documento

Testo estratto dal PDF. Per grafici, tabelle e impaginazione originale, consulta il documento.

Pagina 1 — PDF originale

LA RICCHEZZA DEI COMUNI TURISTICI 2025 RANKING DELLA CREAZIONE DI VALORE AGGIUNTO. ANTONIO PREITI 6 agosto 2025

Pagina 2 — PDF originale

ATTRIBUZIONI Il presente testo è stato realizzato da un gruppo di lavoro di Sociometrica guidato da Gianfranco Cataldi. www.sociometrica.it - apreiti@sociometrica.it - www.antoniopreiti.it - 1

Pagina 3 — PDF originale

INDICE 1. Premessa: la vera geografia del turismo 3 2. Il valore aggiunto turistico 6 3. Dal mare alle città: dieci anni che cambiano tutto 15 4. Il modello del sud guidato dalle case 22 5. Conclusioni: il dominio delle città 26 6. Metodologia 29 Appendice: Top 200 comuni per valore aggiunto 30 2

Pagina 4 — PDF originale

1. Premessa: la vera geografia del turismo Il turismo italiano vive un paradosso straordinario: è simultaneamente il motore economico di centinaia di comunità e l'asset più sottovalutato del sistema produttivo nazionale. Questa contraddizione affonda le radici in due distorsioni cognitive che condizionano profondamente la percezione del settore. La trappola psicologica del "tempo residuale" La prima distorsione è psicologica e culturale: il turismo viene percepito come un’economia di “serie B" perché associato al tempo libero, considerato subordinato al tempo di lavoro. È un sillogismo tossico che pervade inconsciamente decision maker e policy maker: "Se il tempo turistico è marginale, allora la sua economia è marginale". Questo meccanismo mentale, ormai anacronistico in un'epoca dove l'experience economy in tante forme (dall’entertainment alla pratica sportiva, ecc.) domina globalmente, continua ad agire come un riflesso pavloviano che impedisce di riconoscere l’importanza del turismo nell'economia del nostro Paese. L'invisibilità statistica: il limite della contabilità settoriale La seconda distorsione è metodologica: la contabilità nazionale tradizionale non riconosce il turismo come settore autonomo, limitando la misurazione a hotel, ristorazione e agenzie di viaggio. È come fotografare un iceberg vedendone solo la punta. Questa limitazione non nasce da avversione al settore, ma dalla necessità di evitare duplicazioni contabili. Tuttavia, genera una cecità sistemica che nasconde l'impatto economico reale del turismo, che si irradia trasversalmente attraverso trasporti, commercio, servizi culturali, entertainment e innumerevoli attività indotte. Il Conto Satellite: la lente che rivela la verità economica Una buona soluzione è rappresentata dal Conto Satellite del Turismo, strumento 3

Pagina 5 — PDF originale

metodologico che cattura l'ecosistema economico completo generato dalla spesa turistica. Questo approccio rivela come ogni euro speso da un turista generi effetti moltiplicatori che attraversano l'intero tessuto economico locale. Il Conto Satellite non è solo uno strumento contabile, ma una rivoluzione concettuale che trasforma la misurazione del valore turistico da parziale a olistica, rivelando impatti economici spesso 10-15 volte superiori rispetto alle stime rapportate al settore in senso stretto, quello di alberghi e ristoranti. La dimensione comunale è strategica È al livello comunale che il turismo rivela la sua vera natura trasformativa. Mentre le statistiche nazionali e regionali mostrano tendenze generali, è nella granularità municipale che emerge l'autenticità dell'impatto economico turistico. In questa dimensione, il turismo può rappresentare: • Il 60-80% del PIL locale in destinazioni specializzate; • L'unica fonte di reddito dignitoso per comunità altrimenti marginali; • Il moltiplicatore di valore che trasforma territori in brand globali. La geografia del valore La dimensione comunale rispecchia l'autenticità del mercato turistico: i turisti non scelgono (solo) "l'Italia", ma destinazioni specifiche con brand territoriali distintivi. Roma, Portofino, Cortina, Taormina non sono solo comuni, ma ecosistemi esperienziali che generano valore attraverso l'unicità dell'offerta. Non abbiamo qui il modo di sviluppare la percezione del valore del brand Italia confrontato a quello specifico di alcune destinazioni turistiche, ma l’impressione è che brand come “Roma”, “Venezia”, “Firenze”, “Capri” e altre ancora creino una percezione di valore se non superiore almeno comparabile a quello del brand “Italia”. Questa frammentazione geografica, spesso vista come debolezza, è in realtà la forza competitiva dell'Italia: la capacità di offrire infinite singole destinazioni, ognuna con identità e proposta di valore uniche. 4

Pagina 6 — PDF originale

Il valore economico del turismo sommerso “non osservato” Un elemento cruciale, spesso trascurato, è l'economia turistica "non osservata": quella parte di flussi e spesa che sfugge alle rilevazioni ufficiali. Dalle case vacanza non registrate ai servizi informali, questo segmento rappresenta una quota significativa del valore reale generato dal turismo. La misurazione di questa economia parallela non è solo questione statistica, ma impegno cruciale per comprendere l'effettivo peso del turismo e progettare politiche di sviluppo adeguate. La dimensione comunale del turismo italiano non è solo una prospettiva di analisi, ma la chiave di lettura per comprendere come centinaia di destinazioni creino ricchezza, occupazione e benessere sociale. È qui che il turismo si rivela per quello che realmente è: non un settore, ma un ecosistema economico integrato capace di trasformare territori in motori di crescita. La sfida è superare le distorsioni percettive e abbracciare una visione che riconosca al turismo il ruolo di leva strategica per lo sviluppo del territorio italiano. 5

Pagina 7 — PDF originale

2. Il Valore Aggiunto turistico Il calcolo del valore aggiunto turistico comunale è fondato sul calcolo delle presenze turistiche, ufficiali (di fonte Istat) e “sommerse” (con stime di Sociometrica) e sulle rielaborazioni e attualizzazione del Conto Satellite del turismo realizzato dall’Istat nel 2019. Vediamo anzitutto l’andamento delle presenze turistiche nel 2024. Il 2024 ha segnato 466.158.045 presenze turistiche complessive, comprendendo sia italiani che stranieri; sia i soggiorni alberghieri che i soggiorni extra-alberghieri ufficiali., vale a dire nelle strutture che regolarmente rilasciano informazioni all’Istat sulla presenza di ospiti nelle loro strutture. L’incremento rispetto al 2023 è stato del 4,2%. Vedremo più avanti l’andamento anche degli anni precedenti. Nella nostra indagine non ci fermiamo però ai dati delle sole presenze ufficiali, ma abbiamo calcolato una stima anche del “turismo sommerso”, vale a dire una stima del numero delle presenze turistiche solitamente ospitate nell’offerta di affitti brevi delle civili residenze. La nostra valutazione è che si tratti di un numero molto cospicuo, che vedremo più avanti. Perciò quando faremo la stima del calcolo del valore aggiunto dei singoli comuni aggiungeremo alle presenze ufficiali anche la stima delle presenze turistiche non registrate nelle statistiche ufficiali a valere sul 2024. Le nostre stime del sommerso turistico si riferiscono ai 1.000 comuni turistici più importanti del Paese1. Seguendo le statistiche ufficiali, sappiamo che i primi 1.000 comuni rappresentano il 91,6% del totale delle presenze turistiche, con il valore assoluto di 427.767.186 presenze. Il terzo elemento del nostro calcolo del valore aggiunto turistico dei comuni italiani, è il Conto Satellite Istat. Nel 2024 il nostro calcolo del valore aggiunto turistico complessivo è di 117.122 milioni di euro. Lo scorso anno è stato di 115.589 euro, con una crescita perciò dell’1%. La tabella, che descrive il valore aggiunto del turismo attraverso il conto satellite per il 2024, offre una panoramica dettagliata e strategica dell'apporto economico dei diversi settori coinvolti nel fenomeno turistico. Evidenzia con chiarezza che il settore degli alloggi è molto importante, ma non domina nettamente, perché si ferma prima della metà del valore aggiunto totale (43,58%); al suo interno la componente prevalente è quella delle seconde case (27,00%), confermando la rilevanza cruciale del turismo residenziale in Italia. 1 Ordinati secondo il numero di presenze turistiche complessive ufficiali 6

Pagina 8 — PDF originale

Tab. 1 – Conto Satellite del Valore Aggiunto del turismo Fonte: rielaborazioni e attualizzazione di Sociometrica su dati Istat, 2025 Segue il comparto della ristorazione (9,37%), che mantiene una posizione di rilievo, a testimonianza del crescente ruolo della gastronomia e delle esperienze culinarie nell'offerta turistica complessiva. Interessante è notare il peso relativamente significativo dei trasporti, con particolare riferimento a quelli aerei (3,08%) e ferroviari (2,82%). Il commercio di beni caratteristici legati al turismo rappresenta una componente non marginale (5,77%), mentre appaiono ancora contenuti, seppur in crescita, i contributi diretti dei settori dei servizi culturali (0,86%) e delle attività sportive e ricreative (0,79%), potenzialmente strategici per l'ampliamento qualitativo dell'offerta turistica nazionale. 7

Pagina 9 — PDF originale

Infine, il contributo rilevante delle altre industrie (28,45%) riflette l'ampia e diversificata capacità del turismo di stimolare indirettamente numerosi settori economici, a riprova dell'effetto moltiplicatore significativo del turismo sull'intero sistema economico italiano. Questa descrizione conferma dunque che il turismo, nella sua complessità e trasversalità, costituisce un pilastro economico irrinunciabile, meritevole di attenzione strategica e di investimenti mirati per massimizzarne i benefici socioeconomici a livello nazionale e locale. Possiamo allora analizzare come si distribuisca la creazione di ricchezza da parte del turismo in ogni singolo comune. In Italia abbiamo 7.896 comuni. I comuni valutati dall’Istat come turistici, ovvero che abbiano una qualche attività turistica, cioè abbiano un minimo di ospitalità imprenditoriale, sono 4.700, pari al 59,6%, perciò possiamo dire che oltre un comune su due in Italia può essere considerato in senso tecnico un comune turistico. Questa scelta elimina alcune anomalie statistiche che si registrano quando si tratta di comuni molto piccoli per cui si registrano crescite percentuali stratosferiche perché si è aperto un nuovo albergo o disastrose se ne chiude uno dei 2/3 presenti. Come già detto, alle presenze turistiche ufficiali abbiamo aggiunto anche una stima delle presenze turistiche non registrate ufficialmente, tecnicamente “non osservati”, che sono attribuibili all’attività di offerta di affitti brevi attraverso le piattaforme digitali. In questo modo si ha un quadro complessivo del peso economico del turismo nella dimensione comunale. Tab. 2 – Presenze turistiche ufficiali e stima delle presenze non osservate Fonte: * Fonte Istat; ** Stime Sociometrica, 2025 Abbiamo perciò 466.158.045 presenze turistiche ufficiali registrate dall’Istat, cui aggiungere 79.654.333 presenze turistiche stimate fra quelle non registrate. Il totale fa perciò 545.812.378. Passiamo ora all’analisi del valore aggiunto generato da ogni singolo comune italiano, mettendo insieme le presenze turistiche su base comunale con il calcolo del valore aggiunto generato attraverso il Conto Satellite del turismo. 8

Pagina 10 — PDF originale

Al primo posto per creazione di ricchezza turistica c’è Roma, che da sola genera 13,3 miliardi di ricchezza dal turismo. Al secondo posto non c’è nessuna delle altre due “superstar” del turismo culturale in senso stretto, come Venezia e Firenze, ma Milano, che genera nel turismo 4,7 miliardi di euro, seguita appunto delle due grandi città d’arte appena evocate, Venezia con 3,4 miliardi e Firenze con 2,9 miliardi di euro. Quindi Milano è la seconda città “turistica” italiana, questo dovuto anche alla crescita dell’offerta di abitazioni e residenze in affitto breve, che comunque vedremo nel prossimo capitolo. Lo stesso fenomeno dell’esplosione dell’offerta di abitazioni private date in affitto ai turisti sulle piattaforme digitali porta Napoli a scalare la graduatoria, portandosi al sesto posto, proprio dopo Roma, Milano, Venezia, Firenze e Rimini. Alcuni saranno sorpresi di trovare nella classifica dei top 10 comuni che creano maggiore ricchezza turistica i due comuni veneti di Cavallino-Treporti e di San Michele al Tagliamento. Ci sono due ragioni: la prima è che la classifica è fondata sul peso economico calcolato sul piano delle presenze turistiche, e metodologicamente non c’è un altro modo più consono e appropriato. L’ipotesi è che la ricchezza sia creata dai beni e servizi venduti per rispondere alla domanda creata dalla loro presenza sul territorio comunale. Ovviamente, non si può fare un calcolo della singola spesa del singolo turista per ogni loro periodo di soggiorno, perciò si ipotizza che sia costante. I due comuni sono particolarmente forti nel turismo open air, cioè nei campeggi, presenze favorite anche dalla vicinanza a Venezia; perciò, sono molto forti nell’offerta di strutture extra-alberghiere. Si potrebbe obiettare che il peso economico pro-capite di questo tipo di turismo sia inferiore a quello alberghiero. Potrebbe essere vero, ma bisognerebbe allora stimare una spesa diversa a seconda del tipo di albergo, a cinque o a una stella; e poi ancora diversa nel campo extra- alberghiero tra il campeggio e l’agriturismo, che può essere meno economico dell’albergo. Insomma, si entrerebbe in un arbitrio molto più grande di quello che si vorrebbe ipoteticamente riparare. E, infine, la scelta del soggiorno open air non sempre è dettata da una disponibilità di spesa inferiore. Perciò la consapevolezza del metodo dovrebbe bastare per “interpretare” al meglio i risultati. 9

Pagina 11 — PDF originale

Tab. 3 – Ranking del valore aggiunto turistico dei singoli comuni (Top 20) Fonte: Elaborazione e stime di Sociometrica, su dati Istat, 2025 La classifica mette in grande evidenza il ruolo di Roma, non solo per la cifra in valore assoluto: 13,3 miliardi di euro di ricchezza prodotta non sono una piccola entità, ma soprattutto per la grande distanza che separa la capitale del paese dal resto della classifica, visto che Milano, al secondo posto, segue a una grande distanza. Nel caso di Roma convergono: la dimensione della città in sé, soprattutto del territorio comunale molto ampio: il secondo fattore e la grande offerta 10

Pagina 12 — PDF originale

di appartamenti privati in affitto, quasi il doppio rispetto a Milano. Il fenomeno più generale, entro cui è inscritto il caso di Roma, è il grande successo delle grandi città: dovuto non solo all’offerta culturale, che pure pesa fortemente, ma anche alla loro capacità di offrire innumerevoli opportunità di ogni tipo e di poter accogliere ospiti di ogni genere, sia dal punto di vista economico che da quello della varietà degli interessi. C’è anche un altro fatto più specifico: l’innovazione alberghiera in questi ultimi 5/10 anni si sta esprimendo soprattutto nelle grandi città, mentre appare declinante nelle grandi destinazioni balneari. Mentre un tempo ci si aspettava alberghi nuovi, divertenti, inattesi proprio al mare, adesso li si attende (e li si trova) soprattutto nelle città. Questo riguarda soprattutto Roma e Milano, ma anche molte città medio- grandi stanno esprimendo una “hotellerie” innovativa. Sembra che, al contrario, la capacità innovativa nelle destinazioni balneari si sia assopita. La considerazione che viene naturale dallo scorrere le prime venti posizioni è quindi la progressiva conquista della classifica da parte delle città. Vogliamo chiamarle città d’arte, perché ci facilita la comprensione, ma si potrebbe dire delle città “multi-gamma”: l’offerta culturale con i musei, ma anche altri tipi di attrazione, lo sport, la musica, la qualità dello shopping, l’opportunità per viaggi di lavoro, per la formazione e così via; questo insieme di opportunità tende a soppiantare le destinazioni puramente balneari. Il fenomeno rispecchia sia i cambiamenti del turismo che i cambiamenti sociali in generale: da un lato si fa vacanza sempre (anche se per brevi city-break) e non solo ad agosto, anche se agosto in Italia resta ancora il re dei mesi per il turismo leisure; dall’altro lato, è cresciuta la mobilità generale delle persone: si viaggia per i più vari motivi, in ogni periodo dell’anno, e secondo combinazioni diverse (giorni a disposizione; tipologia della destinazione; nucleo delle persone in viaggio; finalità della vacanza; ecc.). Il turismo è così entrato nel paniere dei consumi degli italiani quasi come un bene essenziale: perciò in qualche modo, e secondo opportunità diverse, è sempre presente. Una “lettura” più dettagliata dell’andamento delle singole destinazioni segue nel prossimo capitolo dedicato proprio ai cambiamenti di tempo più lungo. Intanto, vediamo due graduatorie che mettono in relazione il totale del valore aggiunto con la popolazione del comune residente, in maniera da ottenere il valore del turismo pro-capite. La prima graduatoria considera tutti i primi 1.000 comuni del ranking, mentre la seconda considera solo i comuni superiori a 100mila abitanti. Il graf. 1 analizza i primi 20 comuni italiani per valore turistico pro capite, calcolato dividendo la ricchezza turistica generata da ciascun comune per il numero dei suoi abitanti. I 11

Pagina 13 — PDF originale

dati provengono dal ranking dei 1.000 principali comuni italiani per valore assoluto di ricchezza turistica, il che rende l’analisi particolarmente rappresentativa dell’eccellenza turistica nazionale. I risultati mettono in evidenza un modello ricorrente: i comuni con il più alto valore turistico pro- capite sono generalmente località di piccole dimensioni, con una popolazione spesso inferiore a 10.000 abitanti, e in alcuni casi addirittura sotto le 2.000 unità. In cima alla classifica troviamo Limone sul Garda (Lombardia), con un valore pro capite superiore a €240.000 per abitante, seguito da comuni alpini come Campitello di Fassa e Andalo (Trentino), entrambi con valori superiori a €160.000 pro-capite. Queste località riescono a generare ricchezza turistica estremamente elevata pur avendo una popolazione residente molto ridotta (Limone sul Garda, ad esempio, conta appena 1.104 abitanti). La classifica include numerose località alpine (Trentino, Alto Adige) e lacustri o balneari (Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia). È il caso di Corvara in Badia, Mezzana, Selva di Val Gardena e Lignano Sabbiadoro, che ospitano flussi turistici molto elevati rispetto alla loro dimensione demografica. Questi dati confermano che in molti comuni turistici italiani di piccole dimensioni, il turismo rappresenta il motore economico quasi esclusivo. Tuttavia, questa concentrazione di ricchezza turistica su una base demografica ristretta implica anche una forte dipendenza economica dal turismo e una maggiore esposizione alla stagionalità e alle fluttuazioni del settore. Bisogna aggiungere che – come vedremo successivamente – a parte il biennio Covid, il turismo è costantemente cresciuto tutti gli anni. 📊 Dati principali dal grafico: • Limone sul Garda: €241.086 per abitante • Campitello di Fassa: €169.843 • Andalo: €165.751 • Corvara in Badia: €163.187 • Mezzana: €138.002 • Tutti i comuni nel grafico hanno meno di 10.000 abitanti, alcuni meno di 1.000. 12

Pagina 14 — PDF originale

Graf. 1 – Top 20 comuni turistici per valore aggiunto turistico pro-capite Il secondo grafico mostra i primi 20 comuni italiani con almeno 100.000 residenti, classificati in base al valore turistico pro-capite. L’obiettivo è analizzare l’impatto del turismo non in termini assoluti, ma in relazione alla popolazione residente, per comprendere meglio quanto il turismo incida sull’economia urbana. In cima alla classifica troviamo Venezia, con un valore pro capite di oltre €13.700 per abitante, seguita da Rimini (€10.164) e Firenze (€8.184). Anche Roma compare nella top 5, con un valore pro capite pari a €4.857 nonostante la sua popolazione di quasi 2,75 milioni di abitanti. Questi dati mostrano che le grandi città italiane con una forte vocazione turistica riescono comunque a generare un impatto economico pro-capite significativo da questo settore, anche in presenza di popolazioni molto numerose. Venezia è un caso emblematico: pur essendo una città con oltre 240.000 abitanti, il turismo è talmente pervasivo da far registrare valori che superano molti piccoli centri, confermando il ruolo della città lagunare come epicentro globale del turismo culturale e urbano. 📌 Dati salienti del grafico: • Venezia: €13.786 pro capite – 249.000 abitanti • Rimini: €10.164 pro capite – 150.000 abitanti • Firenze: €8.184 pro capite – 362.000 abitanti • Roma: €4.857 pro capite – 2,7 milioni di abitanti • Tutti i comuni rappresentati superano i 100.000 residenti. 13

Pagina 15 — PDF originale

Le grandi città italiane, con le eccezioni forse solo di Venezia e Firenze, riescono a coniugare la vocazione turistica con una base economica più articolata rispetto ai piccoli comuni. Graf. 2 – Top 20 comuni turistici per valore aggiunto turistico pro-capite 14

Pagina 16 — PDF originale

3. Dal mare alle città: dieci anni che cambiano tutto Osservando i numeri delle presenze turistiche complessive in Italia dal 2008 al 2024 (e prima di entrare nel dettaglio comunale per il decennio 2014-2024) emerge una storia interessante che racconta come il nostro settore turistico sia riuscito a superare difficoltà importanti e a crescere nel tempo. Questi sedici anni ci mostrano tre momenti molto diversi tra loro, ognuno con le sue caratteristiche particolari. Guardando il periodo che va dal 2008 al 2019, vediamo che il turismo italiano è riuscito a crescere in modo abbastanza costante, anche se non sempre è stato facile. Nel 2008 avevamo circa 373,7 milioni di presenze, e nel 2019 siamo arrivati a 436,7 milioni. Questo significa che in undici anni abbiamo avuto un aumento del 16,9%, che non è poco se pensiamo a tutte le difficoltà economiche che ci sono state in quegli anni. Gli anni più difficili sono stati quelli tra il 2012 e il 2014, quando l'economia europea attraversava un momento complicato. In questo periodo le presenze sono rimaste abbastanza ferme, intorno ai 377-380 milioni. Ma dal 2015 in poi le cose sono cambiate: quell’anno abbiamo raggiunto quasi 393 milioni di presenze, e da lì è iniziata una crescita che non si è più fermata fino al 2019. Il 2019 è stato davvero un anno speciale per il turismo italiano, con 436,7 milioni di presenze: era il record di sempre fino a quel momento. Questo ci fa capire che l'Italia, come destinazione turistica, aveva dimostrato di essere sempre più attrattiva per i visitatori di tutto il mondo. Poi è arrivato il 2020, e tutti sappiamo cosa è successo. La pandemia ha cambiato tutto da un giorno all'altro. Le presenze turistiche sono crollate a 208,4 milioni: abbiamo perso più di 228 milioni di pernottamenti in un solo anno, praticamente il 52,3% in meno rispetto al 2019. È stata una perdita enorme, che ha cancellato in dodici mesi tutti i progressi fatti nel decennio precedente. Quello che è successo dal 2022 in poi è stato davvero sorprendente. Nel 2022 abbiamo registrato 412 milioni di presenze, che significa aver recuperato già il 94% dei livelli del 2019. Molti non se lo aspettavano così velocemente. Ma il bello doveva ancora venire. Nel 2023 abbiamo superato definitivamente il record del 2019, arrivando a 447,2 milioni di presenze. E nel 2024 abbiamo fatto ancora meglio: 466,2 milioni di presenze, che rappresenta il nuovo record assoluto del turismo italiano. Questo significa che non solo siamo tornati ai livelli di prima della pandemia, ma li abbiamo superati del 6,7%. È un risultato che va oltre le aspettative più ottimiste. 15

Pagina 17 — PDF originale

Graf. 3 – Andamento storico presenze turistiche in Italia Tab. 4 – Andamento storico presenze turistiche in Italia 16

Pagina 18 — PDF originale

Abbiamo visto quanto ciascun comune generi ricchezza nel turismo, in una fotografia che inquadra i dati del 2024, ma conviene avere uno sguardo più lungo per cogliere i cambiamenti costanti nel tempo, che si manifestano con chiarezza solo quando l’arco temporale è più ampio. Allora abbiamo considerato un decennio, dal 2014 al 2024 per capire se e come sono cambiate le dinamiche fra i maggiori comuni turistici italiani. Non essendo disponibile una serie storia di stime sugli affitti brevi dal 2014, quando erano inesistenti, il confronto è fatto solo sui dati ufficiali delle presenze, alberghiere ed extra-alberghiere, rilevati da Istat. La tabella e il grafico evidenziano una significativa crescita delle presenze turistiche nelle maggiori destinazioni prese in esame nel periodo compreso tra il 2014 e il 2024. La città con l'incremento più rilevante è Bari (+125,1%), seguita da Bergamo (+117,4%). Entrambe le città hanno più che raddoppiato il numero di presenze turistiche, probabilmente beneficiando di interventi sul turismo di varia natura e di un miglioramento generale dell'accessibilità e dell'offerta turistica. Da notare la performance di Bergamo, tradizionalmente non considerata città “turistica”, che saputo, tra i molteplici interventi, saputo “sfruttare” l’anno in cui è stata capitale della cultura. Molto significativo è anche il dato relativo a destinazioni come Como (+97,9%), Lecce (+93,8%), Trieste (+93,5%) e Bologna (+92,0%), che mostrano incrementi prossimi al raddoppio. Questi dati suggeriscono un forte aumento della loro attrattività turistica, dovuto probabilmente alla valorizzazione del patrimonio culturale, naturalistico ed enogastronomico. Tra le grandi città, Roma registra un incremento straordinario (+80,0%), confermandosi destinazione irrinunciabile per il turismo nazionale e internazionale. Anche Milano (+37,3%) e Napoli (+33,6%), pur con incrementi meno clamorosi rispetto a Roma, dimostrano comunque una crescita significativa. Le destinazioni alpine, in particolare dell'Alto Adige come Bolzano (+68,0%), Bressanone (+64,1%), Rio di Pusteria (+47,5%), e quelle dolomitiche come Ortisei (+36,2%), San Giovanni di Fassa (+42,2%) e Livigno (+50,7%), mostrano ottimi incrementi, indice di un turismo di montagna in espansione, favorito anche da una crescente attenzione al turismo outdoor e sostenibile e alla qualità dell’offerta delle alpi orientali. Interessante notare l'ottima performance delle località lacustri. Il Lago di Como, con un incremento del +97,9%, rappresenta il caso più evidente, confermando il crescente interesse per il turismo di qualità e di lusso, attratto da bellezza paesaggistica e offerta di alto livello. Anche le località sul Lago di Garda, come Peschiera del Garda (+38,4%) e Bardolino (+36,3%), testimoniano una solida crescita, confermando come il turismo lacustre abbia saputo valorizzare 17

Pagina 19 — PDF originale

con successo la propria offerta in termini di natura, relax e attività outdoor. In generale, i laghi italiani si confermano una delle risorse turistiche strategiche per il paese, sempre più apprezzate dal turismo nazionale e internazionale. Tra le mete marittime sono crescita significativa solo Alghero (+51,7%) e Cefalù (+50,2%), che segnalano Una qualche difficoltà da parte nelle destinazioni balneari di mantenere posizioni di rilievo impatto di crescita di lungo periodo. Vedremo tra un po’ quali sono le destinazioni turistiche ferme al 2014 o addirittura in declino, Che rispecchia gli anni successivi. Tab. 5 – Top 30 destinazioni turistiche con la migliore performance dal 2014 al 2024 Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2014-2024. Le dieci destinazioni che hanno registrato le peggiori performance turistiche tra il 2014 e il 2024 delineano una crisi che interessa soprattutto località storicamente legate al turismo balneare e termale. In particolare, Grosseto e Cattolica mostrano cali estremamente significativi, pari rispettivamente al -14,4% e al -12,6%, evidenziando la difficoltà di molte destinazioni costiere tradizionali nell'adattarsi alle nuove dinamiche della domanda turistica. 18

Pagina 20 — PDF originale

Tale tendenza negativa riguarda, con livelli meno drastici ma comunque preoccupanti, anche Rosolina (-6,9%), Ischia (-6,3%), San Vincenzo (-2,4%) e Orbetello (-1,7%). Si può affermare che l'offerta balneare tradizionale, basata principalmente su sole, mare e servizi essenziali, stia perdendo attrattività, lasciando spazio a destinazioni capaci di proporre esperienze più integrate e diversificate, incluse quelle urbane, culturali e naturalistiche. Di particolare rilievo è la situazione di Rimini, città che storicamente ha rappresentato la capitale del turismo balneare italiano, modello di sviluppo turistico e di offerta ricettiva e d'intrattenimento. Il suo calo, sebbene contenuto (-0,8%), assume un significato simbolico rilevante perché interrompe una tradizione di crescita continua e rappresenta un campanello d'allarme per l'intero sistema turistico balneare italiano. Rimini soffre presumibilmente di una concorrenza crescente da parte di destinazioni che meglio intercettano le mutate esigenze del turista contemporaneo, più orientato alla ricerca di esperienze autentiche, sostenibili e diversificate. Questi dati suggeriscono una forte necessità di ripensamento strategico dell'offerta delle località balneari tradizionali, incentivando investimenti non solo in infrastrutture, ma anche e soprattutto in nuovi prodotti turistici esperienziali, innovazione digitale e sostenibilità ambientale, che siano in grado di intercettare e rispondere efficacemente alle attuali preferenze dei turisti. Tab. 6 – Le 10 peggiori performance fra le destinazioni turistiche (2014-2024) Fonte: Elaborazione Sociometrica, su dati Istat, 2014-2024. 1

Pagina 21 — PDF originale

L'analisi decennale delle performance turistiche italiane rivela una metamorfosi strutturale del settore, caratterizzata da dinamiche che ridefiniscono profondamente la geografia dell'attrattività nazionale e testimoniano l'emergere di nuovi modelli di consumo turistico. L'Ascesa Inarrestabile del Turismo Urbano Il fenomeno urbano si conferma come il vero motore della crescita turistica italiana, con performance straordinarie che trascendono le dimensioni demografiche. Roma guida questa Renaissance con incrementi che superano ogni aspettativa, ma è l'emergere di città medie d'arte come Bergamo, Bologna e Trieste a delineare il nuovo DNA del turismo culturale italiano. Queste destinazioni incarnano l'evoluzione verso un turismo sofisticato, dove l'autenticità culturale si fonde con l'innovazione dell'offerta ricettiva. La rigenerazione urbana, la valorizzazione dei quartieri storici e l'integrazione tra tradizione e modernità creano ecosistemi turistici capaci di attrarre segmenti di domanda sempre più esigenti e culturalmente motivati. L'Eccellenza delle Destinazioni Alpine e Lacustri Parallelamente, emerge con forza l'eccellenza delle piccole destinazioni montane e lacuali, che rappresentano l'avanguardia del turismo sostenibile e di qualità. Livigno, le perle dell'Alto Adige, e i gioielli del Lago di Garda dimostrano come l'integrazione virtuosa tra sostenibilità ambientale, wellness tourism e personalizzazione dei servizi possa generare performance eccezionali. Queste destinazioni hanno saputo anticipare i trend del “conscious tourism”, posizionandosi come laboratori di innovazione per un turismo che privilegia l'autenticità, il benessere e la qualità complessiva del soggiorno. La Crisi Strutturale del Modello Balneare Tradizionale In netto contrasto emerge la crisi sistemica del turismo balneare adriatico, che coinvolge destinazioni iconiche come Rimini, Cattolica e l'intero comparto della costa nord- orientale. Questa flessione non è congiunturale, ma rivela un disallineamento strutturale tra offerta e domanda contemporanea. Le cause principali si identificano in: • Obsolescenza dell'offerta della destinazione ancora ancorata a standard degli anni '80-'90;

Pagina 22 — PDF originale

• Un certo immobilismo strategico nella diversificazione dei prodotti turistici • Comunicazione che perpetua stereotipi del "sole-mare-divertimento" che non hanno più l’appeal differenziale di un tempo. Fanno eccezione le destinazioni balneari del Veneto che hanno saputo investire soprattutto sul piano della qualità alberghiera e hanno così rinnovato l’offerta delle destinazioni. Nuovi Protagonisti del Turismo Balneare L'universo balneare italiano vede tuttavia emergere nuovi leader, capaci di reinterpretare il prodotto mare secondo paradigmi contemporanei. La Sardegna si afferma come destinazione premium, costruendo un posizionamento di eccellenza attraverso storytelling non istituzionale, trascinato dal mondo del gossip, della televisione e dell’entertainment selettivo verso segmenti high- spending. Simultaneamente, il Meridione si rivela come una sorpresa del decennio: Lecce, Bari e vari sottosistemi come la Costiera Amalfitana, le isole, Tropea-Capo vaticano, Taormina dimostrano come la combinazione vincente di Heritage culturale, autenticità enogastronomica e accessibilità economica possa conquistare nuovi mercati, particolarmente quello del turismo familiare e delle giovani generazioni. Inoltre, c’è da segnalare che l’avvento delle piattaforme di affitti brevi che hanno creato molti problemi nelle grandi città d’arte, con un’offerta incontrollabile, nel sud, e in particolare nelle destinazioni balneari, hanno svolto un ruolo trainante molto importante, perché hanno messo su un mercato abbastanza standardizzato le abitazioni che prima avevano solo un mercato locale, estemporaneo e casuale nelle caratteristiche dell’offerta. Adesso questo patrimonio contribuisce a creare nuova offerta ricettiva, arrivando semmai al problema opposto, di non avere abbastanza hotel che possano tenere elevato la qualità complessiva delle destinazioni. 1

Pagina 23 — PDF originale

4. Il modello guidato dagli appartamenti del Sud Per calcolare il valore aggiunto di ciascun singolo comune o destinazione turistica è stata fondamentale la stima del peso delle presenze turistiche non ufficiali o “non osservate”, cioè non registrate nelle statistiche ufficiali. Il processo di stima non è immediato, però è possibile farlo con una certa accuratezza. Quello che si scopre, e si tratta di una scoperta estremamente importante, è che in alcune destinazioni turistiche il peso delle presenze non ufficiali è preponderante rispetto alle classiche presenze turistiche alberghiere e nelle strutture extra-alberghiere ufficiali. Si tratta di un fenomeno che sta trasformando completamente l’offerta turistica italiana, addirittura creando due “modelli”, uno trainato dagli alberghi e l’altro dagli affitti brevi. Prima però di approfondire questo punto è utile dare un’idea della crescita dell’offerta di residenze private proprio in questo ultimo anno. Abbiamo considerato l’andamento dell’offerta sulle piattaforme on line dove vengono venduti case e appartamenti e abbiamo visto che negli ultimi dieci mesi l’incremento è stato notevole. Consideriamo, ad esempio le prime dieci destinazioni turistiche per numero ufficiale di turisti: a Roma da meno di 19mila “units” offerte si è passati a oltre 32mila; a Milano da 12mila a 18mila; a Napoli da 6mila a 9mila. Bisogna aggiungere, per correttezza metodologica, che nei listing compare anche una parte ufficialmente registrata di B&B e altre forme di offerta extra-alberghiera, le cui presenze turistiche sono regolarmente registrate. Nel calcolo della stima delle presenze turistiche “non osservate” abbiamo tenuto conto anche di questo aspetto. Per altro, uno degli aspetti critici che viene sollevato in quest’ultimo periodo, è quello dell’overtourism. Resta, naturalmente, da stabilire se, quando e come si verifichi effettivamente un “overtourism” (non ci sono parametri oggettivi, che andrebbero però studiati e utilizzati), perché spesso rispecchia un problema di gestione (lo stesso numero di ospiti mal gestiti crea una sensazione di “occupazione della città”, se ben gestito viene visto con simpatia e con naturalezza), una componente fondamentale dell’overtourism è data proprio da questa nuova offerta (e in taluni casi specifici come Venezia, dalle escursioni giornaliere). Senza un’offerta aggiuntiva di posti-letto gli ospiti dovrebbero rinunciare al viaggio o posticiparlo quando ci saranno nuove disponibilità. Il ragionamento sull’overtourism va perciò emendato dalle riflessioni poggiate sull’apparenza, o peggio, su una discriminante quasi “morale” secondo cui il gran numero di ospiti li trasforma, solo per il fatto di essere in gran numero, in “turisti di massa”, come se la quantità trasformasse la qualità delle persone. 2

Pagina 24 — PDF originale

Tab. 7 – Destinazioni con maggior numero di units offerte sui canali digitali Fonte: Stime Sociometrica, 2025 Un altro fenomeno che merita una grande attenzione, sempre rispetto all'offerta di affitti brevi di appartamenti privati, e rappresentato alla grande prevalenza nelle località balneari del 12:00 degli affitti brevi rispetto agli alberghi. Su questo si può parlare di un vero e proprio modello di crescita del turismo fondato appunto sulle abitazioni in affitto. Abbiamo così considerato 15 fra le principali destinazioni balneari del Sud, mettendo a confronto il numero di unità presenti nei listing digitali con il numero di alberghi di ciascun comune. I dati rivelano un panorama estremamente interessante che conferma la teoria dei "due modelli di sviluppo turistico" menzionata nel testo precedente. Dominio degli affitti brevi: In tutti i 15 comuni analizzati, le unità in affitto breve dominano nettamente il panorama ricettivo. La percentuale di alberghi rispetto alle unità digitali varia dal 6,69% di Arzachena all'1,22% di Ostuni e Monopoli. Rapporto medio: Per ogni albergo ci sono mediamente 38 unità in affitto breve, un dato che evidenzia la massiccia predominanza del modello "sharing economy" rispetto all'ospitalità 3

Pagina 25 — PDF originale

tradizionale. In particolare, abbiamo questa sub-divisione in categorie fra i comuni analizzati: Alta Presenza Alberghiera (>5%) • Arzachena (6,69%) e Taormina (5,34%) sono gli unici comuni dove l'offerta alberghiera mantiene una presenza significativa, pur rimanendo minoritaria. Media Presenza Alberghiera (2-5%) • Otto comuni si collocano in questa fascia, con Villasimius, Sorrento e Positano che mantengono un equilibrio relativamente migliore tra le due tipologie ricettive. Bassa Presenza Alberghiera (<2%) • Sette comuni mostrano una presenza alberghiera marginale, con Ostuni e Monopoli che registrano il rapporto più squilibrato (oltre 80 unità digitali per ogni albergo). Implicazioni strategiche: Conferma del modello "affitti brevi": I dati confermano pienamente quanto emerso dall'analisi precedente. La maggior parte di questi comuni turistici, prevalentemente balneari del Sud Italia, ha sviluppato un modello basato sugli affitti brevi piuttosto che sull'ospitalità alberghiera tradizionale. Impatto economico differenziato: Questo squilibrio suggerisce che l'impatto economico del turismo in questi territori potrebbe essere "nettamente inferiore" rispetto ai modelli alberghieri, come evidenziato nell'analisi generale, poiché gli affitti brevi generano meno indotto e occupazione specializzata. Mancanza di imprenditorialità strutturata: La scarsa presenza alberghiera indica una limitata capacità di "creare e sviluppare aziende specifiche che operino nell'economia dell'ospitalità", con potenziali ricadute negative sulla professionalizzazione del settore e sulla qualità dell'offerta turistica. Questi risultati confermano l'urgenza di politiche mirate per riequilibrare i due modelli e massimizzare l'impatto economico del turismo in queste destinazioni strategiche. 4

Pagina 26 — PDF originale

Tab. 8 – Confronto tra numero di units nei listing per affitto breve e alberghi Fonte: Stime Sociometrica e dati Istat, 2025 5

Pagina 27 — PDF originale

5. Conclusioni: il dominio delle città L'Economia dell'Ospitalità nella Dimensione Comunale L'analisi condotta a livello comunale ha rivelato aspetti inediti e sorprendenti del fenomeno turistico, permettendo di scrutare con precisione la capacità del turismo di generare ricchezza attraverso il valore aggiunto. È proprio in questa dimensione territoriale che l'industria dell'ospitalità si manifesta nella sua forma più autentica e compiuta. Il mercato turistico è, per sua natura, un mercato delle destinazioni: luoghi che trascendono le mere qualità naturali, storiche e culturali per acquisire una vera e propria personalità. Questi territori si trasformano in brand distintivi, percepiti come rari e unici, diventando mete irrinunciabili per il viaggiatore contemporaneo. Il problema della percezione, anche se generale e astratta, ha poi bisogno di definirsi in termini di destinazione/destinazioni. Si pensa all’Italia, ad esempio sui mercati più lontani, e poi ci sono due distinti meccanismi che scattano: cosa significa “Italia” per quel singolo ospite (Roma? Il lago di Como? Firenze? Il sud del Paese? ecc.) e perciò si arriva direttamente alla destinazione; il secondo meccanismo è meno cognitivo e più pratico, nel senso che bisognerà decidere “dove” spendere i giorni del viaggio e, ancor di più, si arriva necessariamente alla destinazione. Inoltre, - come detto nel testo -, il brand di certe città non è inferiore, anzi talvolta è superiore a quello del Paese, ma si potrebbe dirlo (o smentirlo) con esattezza solo rispetto ai singoli paesi di provenienza degli ospiti. L'approccio comunale consente alla fine di identificare con estrema precisione dove la ricchezza turistica viene effettivamente prodotta, rivelando l'esistenza di comunità "turismo-dipendenti" la cui economia e, talvolta, la stessa sopravvivenza sociale dipendono dall'industria dell'ospitalità. Considerazioni Strategiche Dall'approfondimento analitico emergono diverse considerazioni di rilevanza strategica: La crescita sostenuta del fenomeno turistico si conferma come tendenza consolidata, delineando prospettive di sviluppo di lungo periodo. Si mostra come un settore solido e se si guarda con attenzione il relativo grafico, si vedrà che i due anni del Covid è come se non ci fossero stati, perché la tendenza alla crescita è costante negli anni, praticamente con quasi il 6

Pagina 28 — PDF originale

medesimo tasso ogni anno. L'inadeguatezza delle statistiche ufficiali costituisce una criticità significativa. Le presenze turistiche non registrate alterano sostanzialmente sia i valori assoluti che quelli relativi del fenomeno. Tale discrepanza si manifesta in modo estremamente eterogeneo: mentre in alcune destinazioni le presenze non ufficiali rappresentano meno del 10% del totale, in altre possono duplicare o addirittura triplicare i dati registrati. L'incertezza informativa che ne deriva compromette sia la comprensione dell'andamento effettivo del turismo sia l'efficacia delle politiche di settore, rendendo problematica l'elaborazione di strategie mirate per ottimizzare la redditività dell'economia dell'ospitalità. Due Modelli di Sviluppo Si delinea una chiara dicotomia nei modelli di crescita turistica: • Il modello alberghiero, caratterizzato da un impatto economico significativo sulle economie locali e da una forte capacità di generare imprenditorialità specializzata nell'ospitalità; • Il modello degli affitti brevi, prevalente nelle destinazioni balneari meridionali, che presenta un impatto economico limitato e non contribuisce allo sviluppo di un tessuto imprenditoriale strutturato. Il Primato di Roma Roma si conferma protagonista indiscussa della ricchezza turistica nazionale, generando 13 miliardi di euro di valore aggiunto e distanziando nettamente Milano, Venezia e Firenze nella graduatoria delle città turistiche più redditizie. Il Ruolo Vitale del Turismo Alpino Emerge il ruolo essenziale dell'ospitalità organizzata per centinaia di comuni montani, che senza il turismo non potrebbero garantire un adeguato livello di vita collettiva e rischierebbero lo spopolamento, destino che invece colpisce le comunità montane prive di vocazione turistica. 7

Pagina 29 — PDF originale

Prospettive Future Queste evidenze confermano che il settore turistico necessita di analisi approfondite, dettagliate e obiettive per sviluppare pienamente il proprio potenziale nella generazione di reddito e occupazione. Solo attraverso un approccio scientifico rigoroso sarà possibile fornire agli operatori di mercato e ai decisori pubblici gli strumenti conoscitivi indispensabili per scelte strategiche efficaci e lungimiranti. 8

Pagina 30 — PDF originale

6. Metodologia La stima del valore aggiunto dei singoli comuni italiani parte dall’esame del conto satellite generale del turismo italiano così come definito dall’Istat. Si considerano poi i dati relativi a 4.700 comuni, tutti quelli che l’Istat segnala come comuni “turistici”, ovverosia comuni in cui è presente almeno una struttura ricettiva di qualunque tipo. In Italia i comuni nel complesso sono 7.896, perciò i comuni turistici in senso statistico rappresentano il 59,67% del totale. Dai 4.700 comuni abbiamo concentrato l’attenzione sui dati dei primi 1.000 comuni più rappresentativi, che nel complesso rappresentano il 91,7% del valore aggiunto turistico nazionale. Abbiamo limitato il calcolo del valore aggiunto ai primi 1.000 comuni per tre ordini di ragioni: a) rappresentano la stragrande maggioranza del movimento turistico; b) si eliminano i dati “outlier”, cioè valori degli indicatori “abnormi” dovuti però solo al numero estremamente basso di abitanti del comune o altre aporie statistiche; c) non sono spesso disponibili dati o stime sul peso delle presenze “non osservate” per i comuni senza una minima attrazione turistica. Per ciascuno dei 1.000 comuni abbiamo calcolato il valore aggiunto attraverso le seguenti variabili: a) tutte le informazioni di carattere turistico, le presenze per comune secondo l’offerta turistica, sia alberghiera che extra-alberghiera; b) una stima delle presenze turistiche non ufficiali; c) il peso di ciascun comune nella creazione complessiva del valore aggiunto turistico dedotto dal Conto Satellite del turismo. Lavorando con i dati comunali abbiamo creato un ranking dei comuni turistici, ovvero una classifica calcolata sulla base della loro performance turistica nel 2024. PS: Per il comune di Dimaro/Folgarida sono stati presi in considerazione i dati del 2018, anziché del 2014, perché i due comuni sono stati aggregati nel 2018 9

Pagina 31 — PDF originale

Top comuni turistici per valore aggiunto Dal n. 1 al n. 100 Ranking Comune Valore aggiunto 1 Roma 13.342.522.387 2 Milano 4.714.895.926 3 Venezia 3.439.167.674 4 Firenze 2.965.450.840 5 Rimini 1.531.047.406 6 Napoli 1.469.856.382 7 Cavallino-Treporti 1.445.617.156 8 San Michele al Tagliamento 1.405.808.418 9 Jesolo 1.247.653.450 10 Bologna 1.224.406.196 11 Torino 1.165.874.315 12 Caorle 994.479.087 13 Lazise 906.555.724 14 Lignano Sabbiadoro 867.026.948 15 Verona 833.990.073 16 Palermo 795.576.027 17 Cesenatico 782.491.767 18 Riccione 745.659.960 19 Cervia 741.958.919 20 Sorrento 739.156.876 21 Genova 658.460.331 22 Ravenna 644.048.117 23 Peschiera del Garda 587.024.299 24 Bardolino 565.833.526 25 Fiumicino 499.199.432 26 Bari 492.350.967 27 Pisa 485.724.520 28 Comacchio 484.813.131 10

Pagina 32 — PDF originale

29 Padova 478.529.210 30 Vieste 475.448.596 31 Bellaria-Igea Marina 469.081.124 32 Catania 439.908.007 33 Castelrotto/Kastelruth 409.423.095 34 Riva del Garda 404.239.125 35 Abano Terme 403.829.631 36 Livigno 388.907.130 37 Trieste 385.023.568 38 Alghero 375.434.136 39 Chioggia 370.019.150 40 Castiglione della Pescaia 350.577.704 41 Siracusa 344.182.298 42 Cattolica 341.593.259 43 Montecatini-Terme 341.148.848 44 Bergamo 329.559.909 45 Assisi 327.982.211 46 Taormina 322.851.725 47 Grado 316.994.798 48 Selva di Val Gardena/Wolkenstein 316.246.860 49 Olbia 308.544.262 50 Sirmione 308.469.800 51 Siena 303.651.887 52 Arzachena 299.791.639 53 Forio 298.467.447 54 Badia/Abtei 294.240.432 55 Capoliveri 291.432.622 56 Merano/Meran 289.564.838 57 Malcesine 285.859.297 58 Trento 285.646.559 59 Como 284.713.391 60 Perugia 279.834.143 61 Lecce 270.357.824 62 Cefalù 268.823.985 63 Limone sul Garda 266.159.194 11

Pagina 33 — PDF originale

64 Bibbona 265.587.569 65 Desenzano del Garda 255.755.048 66 Orbetello 252.764.335 67 La Spezia 251.989.874 68 Ischia 251.518.103 69 Grosseto 246.054.669 70 San Vincenzo 245.389.974 71 Cagliari 243.570.991 72 Viareggio 243.052.152 73 Rosolina 241.127.502 74 San Giovanni di Fassa-Sèn Jan 237.770.827 75 Castagneto Carducci 237.337.751 76 Pinzolo 237.019.690 77 Scena/Schenna 236.563.081 78 Bolzano/Bozen 235.265.020 79 Corvara in Badia/Corvara 233.520.753 80 Cortina d'Ampezzo 230.092.917 81 Canazei 229.735.527 82 Piombino 226.860.218 83 Sanremo 226.309.208 84 Gallipoli 218.280.954 85 Lucca 217.943.930 86 Parma 216.927.540 87 Castelnuovo del Garda 212.369.212 88 Senigallia 211.934.863 89 Ugento 211.685.150 90 Rio di Pusteria/Mühlbach 210.940.589 91 Valle Aurina/Ahrntal 210.649.043 92 Ricadi 210.266.940 93 Pesaro 208.934.184 94 Budoni 208.285.442 95 Brescia 208.283.173 96 Villasimius 206.541.518 97 Finale Ligure 206.435.228 98 Arco 205.729.593 12

Pagina 34 — PDF originale

99 Garda 204.577.813 100 Diano Marina 202.156.497 Fonte: Elaborazione e stime Sociometrica, su dati Istat, 2025 Dal n. 101 al n. 200 Ranking Comune Valore aggiunto 101 Andalo 200.227.204 102 Modena 199.317.400 103 Monopoli 198.922.174 104 Verbania 198.739.473 105 Ostuni 194.813.490 106 Orosei 194.668.987 107 Bressanone/Brixen 192.324.613 108 Tirolo/Tirol 190.826.794 109 Otranto 188.253.176 110 Alassio 186.746.489 111 Massa 186.735.609 112 Ortisei/St. Ulrich 185.716.519 113 Sesto/Sexten 185.573.747 114 Porto Cesareo 184.988.284 115 Fiuggi 184.468.398 116 San Felice del Benaco 178.390.101 117 San Benedetto del Tronto 178.056.576 118 Manerba del Garda 176.601.483 119 Giardini-Naxos 175.704.322 120 Primiero San Martino di Castrozza 173.087.383 121 Misano Adriatico 172.293.702 122 Cecina 169.747.155 123 San Vito Lo Capo 169.171.072 124 Nago-Torbole 168.953.681 125 Palau 166.994.323 126 Massa Lubrense 166.137.885 13

Pagina 35 — PDF originale

127 Corigliano-Rossano 165.583.943 128 Brunico/Bruneck 165.352.936 129 Marebbe/Enneberg 165.178.388 130 San Teodoro 163.640.674 131 Racines/Ratschings 161.869.593 132 Rosignano Marittimo 161.357.999 133 Camaiore 160.815.429 134 Muravera 159.712.161 135 Salerno 159.398.385 136 Fasano 159.073.729 137 Fano 158.334.746 138 Montegrotto Terme 154.379.832 139 Positano 154.275.357 140 Vicenza 153.892.125 141 Capri 152.466.624 142 Caldaro sulla strada del vino/Kaltern 152.451.681 143 Matera 151.167.570 144 Gatteo 148.636.700 145 San Gimignano 147.458.847 146 Dobbiaco/Toblach 144.623.747 147 Lana/Lana 144.573.829 148 Stresa 141.795.031 149 Campo nell'Elba 139.495.164 150 Toscolano-Maderno 136.507.374 151 Ragusa 136.236.496 152 Carovigno 135.933.630 153 San Candido/Innichen 135.758.303 154 Valdaora/Olang 135.746.112 155 Lagundo/Algund 135.204.263 156 Ferrara 134.600.078 157 Moniga del Garda 133.619.819 158 Fermo 133.619.810 159 Appiano sulla strada del vino/Eppan 132.444.051 160 Montesilvano 130.860.966 161 Portoferraio 130.191.978 14

Pagina 36 — PDF originale

162 Pula 129.634.057 163 Baveno 129.613.120 164 Livorno 128.779.215 165 Moena 128.481.777 166 Tortolì 128.229.979 167 Numana 127.372.850 168 Dimaro Folgarida 126.267.919 169 Peschici 125.272.064 170 Follonica 124.749.804 171 Valtournenche 124.695.009 172 Melendugno 124.283.138 173 Arezzo 124.044.665 174 Pietra Ligure 122.270.222 175 Gabicce Mare 122.192.295 176 Courmayeur 121.999.359 177 Pieve Emanuele 121.677.036 178 Tortoreto 121.663.033 179 Mezzana 120.337.524 180 Bormio 120.089.800 181 Giulianova 120.069.495 182 Levico Terme 119.875.632 183 Pescara 119.788.556 184 Treviso 118.820.851 185 Udine 117.717.395 186 Albenga 117.261.618 187 Santa Cristina Valgardena 116.454.201 188 Figline e Incisa Valdarno 116.279.198 189 Campitello di Fassa 114.474.262 190 Naturno/Naturns 114.468.568 191 Campo Tures/Sand in Taufers 114.098.651 192 Marsala 112.962.469 193 Pietrasanta 112.088.936 194 Santa Teresa Gallura 111.883.468 195 Ancona 110.320.530 196 Sant'Agnello 109.754.023 15

Pagina 37 — PDF originale

197 Rasun-Anterselva/Rasen-Antholz 109.321.537 198 Folgaria 109.050.804 199 Prato 108.596.777 200 Levanto 108.270.252 Fonte: Elaborazione e stime Sociometrica, su dati Istat, 2025 16

The Wealth of Tourism Municipalities 2025

The 1,000 municipalities that create 91% of Italy's tourism added value: Rome leads, but surprises emerge among mid-sized cities, lake destinations and the South. Istat data updated to 2024.

Il Metodo Sociometrica